
Un
terreno agricolo. Un
fondo rurale. Una
proprietà non modificabile. Una
tenuta. Una villa.
Gestita da un colono. Da un agricoltore.
Da un boss. E poi dai suoi figli.
Parliamo dell'area in
via Sant'Anna,
lascito della famiglia Criscuolo al comune di Pagani, da anni
in uso alla famiglia Petrosino D'Auria, elemento cruciale del processo Linea d'ombra. Per l'antimafia è la
prova dello
scambio elettorale politico-camorristico, per gli eredi una "
occupazione legittima" con regolari canoni versati. Sulla tenuta carabinieri e Dia hanno messo insieme nel tempo un
corposo dossier, comprensivo di relazioni tecniche, pareri, deleghe e strane omissioni.
La proprietà venne sequestrata dalla tenenza di Pagani il venti maggio 2010, con la convalida effettuata dal gip del tribunale di Nocera Inferiore, "
per esecuzione di lavori privi di legittimità". Viaggiando a ritroso, come recita una dettagliata relazione DIA,
sia il pregiudicato-boss Gioacchino Petrosino D'Auria che i figli Antonio e Michele "hanno avuto in uso il fondo agricolo e la casa colonica ubicati in via Sant'Anna, angolo via Mangioni. Tale immobile è stato sottoposto a perquisizione da polizia e carabinieri perché si riteneva che i D'Auria vi nascondessero armi e lo utilizzassero per riunirvi loro affiliati". Accurati accertamenti compiuti in passato presso l'ufficio anagrafe ricostruirono un
contratto verbale, confermato da alcuni funzionari,
tra un Gioacchino Petrosino del 1905 con l'ente borse di studio Criscuolo.
La proprietà passò al figlio adottivo Gioacchino Petrosino D'Auria, il boss attualmente in carcere per 416 bis e omicidio,
classe 1955,
coniugato con Giuseppina Ruggiero.
Il boss ufficialmente era commerciante di frutta all'ingrosso, mentre sua moglie fa la coltivatrice diretta. Recita ancora il rapporto DIA "che
lavori effettuati, assolutamente
non autorizzati,
trasformarono di fatto
quel fondo in una lussuosa residenza, stravolgendone la destinazione originaria".
La donna figurava come erede ma non lo era. Aveva la residenza in quella casa costituendo da sola un foglio famiglia.
La documentazione dell'antimafia, datata luglio 2011, non ha dubbi in merito. "Appare
strano come mai non siano stati adottati ulteriori provvedimenti atteso che nel frattempo l'immobile era stato acquisito dal comune di Pagani".
Una delibera del nove luglio 2008 predisposta dalla giunta
fu fermata dalla dottoressa Ivana Perongini, segretaria comunale dell'epoca Gambino,
che richiamò pene severe per chi concludeva atti pubblici con persone colpite da provvedimenti riguardanti mafia o loro conviventi.
Da quella data, ufficialmente il comune sapeva benissimo. "Erano noti i presupposti per la risoluzione del contratto verbale – scrive la relazione Dia - per procedere alla liberazione del fondo, anche forzata, recuperandolo al patrimonio comunale per un eventuale impiego sociale". Per il riesame e la cassazione nel 2011-2012
quella cessione era elemento determinante per dimostrare i rapporti di scambio elettorale tra Gambino e il clan Fezza-Petrosino D'auria. Altri funzionari confermano che
Gambino non tollerava intromissioni sulla vicenda. Se ne occupava personalmente. "Me la vedo io"; riferì testualmente all'impiegata Rosa Ferraioli. La DDA chiese il sequestro dell'area a luglio 2011, ma il gip rigettò.
Ora il processo linea d'ombra contrappone legali e Pm sulla legittimità della attuale occupazione.
Per l'ex assessore Francesco Toscano diventare legittimo proprietario di quell'area "Era il sogno di Michele Petrosino D'auria." Secondo il boss
pentito Vincenzo Greco, "O' Zombie", compariello di Michele e trafficante di stupefacenti,
attraverso Gambino i D'Auria volevano mettere le mani sul terreno lasciato dalla famiglia Crisucolo al comune. Il venticinque agosto Greco riferì al pm Montemurro che
quel terreno "era della chiesa, dopo tanti anni i D'auria dicevano che era diventato loro. Dicevano che se veniva eletto Gambino diventava edificabile".
Il legittimo colono attualmente è in carcere per omicidio di camorra, referente dell'omonimo clan. I figli sono sotto processo per accuse gravi. Forse è un caso, ma
provate a indovinare dove ha scelto di stare l'indagato Michele D'auria Petrosino, attualmente
ristretto agli arresti domiciliari per il procedimento Linea d'ombra?
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